Aiuto non sono fotogenica!

Nonostante viviamo nell’epoca dei selfie e della fotografia di massa, mi capita ancora spesso di trovare coppie che durante un servizio di matrimonio provano imbarazzo a farsi fotografare; oppure è convinta di non essere fotogenica, di “non uscire bene” in foto.

Spesso il problema ricade nelle mani del fotografo. Per vari motivi.

In primo luogo perché un fotografo professionista deve “riportare a casa il servizio”, e trovarsi a dover fotografare persone che non si sentono a proprio agio incide negativamente sulla riuscita del servizio. Quindi è il fotografo che dovrebbe risolvere il problema

Le conseguenze di una persona che non si trova a proprio agio, o che è convinta di non uscire bene, porta il fotografo a muoversi in direzioni spesso sbagliate che portano a conseguenze in genere due tipi:

La prima conseguenza possibile è che avremo foto eccessivamente posate, tanto da risultare innaturali, immobili, poco espressive, con sorrisi tirati e pose tutt’altro che fotogeniche. Questo avviene quando il fotografo decide di prendere in mano la situazione e si mette a “dirigere” i soggetti, muove i soggetti come fossero pedine.

E questo nel servizio sarà purtroppo evidente.

Se pensiamo alla fotografia come ad un ricordo emozionale di eventi della nostra vita, avremo invece una serie indefinita di foto con pose tutte simili, sorrisi finti e gente impacciata. E’ il modo peggiore di portare a casa un servizio; purtroppo nella maggior parte dei casi, il fotografo, per mancanza di tempo e di consapevolezza, se lo fa andar bene. E gli sposi, nella maggior parte dei casi, si accontentano, perché pensano erroneamente che sia colpa loro;

La seconda conseguenza possibile è ancora peggiore, perché corrisponde a quella situazione in cui il fotografo, per timidezza, per mancanza di esperienza, o per compiacere i clienti, non si prende la briga nemmeno di prendere in mano al situazione, e lascia ai soggetti la gestione di tutta la sessione di shooting. In questo caso si avrà un ventaglio di riprese non solo tutte uguali ma spesso anche di peggiore qualità perché il fotografo è costretto a trovare soluzioni che non sono molto lontane dagli scatti con i cellulari. Spesso per colpa di una cattiva esposizione o di una linea creativa non univoca e indefinita. Il risultato quindi è un’accozzaglia di foto insipide. Purtroppo spesso anche in questo caso, spesso, i clienti si accontentano.

Come abbiamo avuto modo di esaminare, in entrambi i casi, la colpa è principalmente attribuibile al fotografo.

Cosa fare allora?

Quali sono le soluzioni per chi si sente impacciato davanti ad una fotocamera o peggio crede di essere poco fotogenico?

Da fotografo la prima risposta che mi viene in mente è … di cambiare fotografo!

Spesso è la soluzione migliore, ma non sempre magari è possibile.

E già. Perché non sempre possiamo cambiare fotografo nel momento in cui ce ne accorgiamo (pensate ad un matrimonio).

E allora come fare?

E’ vero che esistono persone che non sono fotogeniche? Si percepisce davvero una persona impacciata nelle foto?

La risposta a queste domande è: DIPENDE.

Sono convinto che non esistano persone non fotogeniche e se anche qualcuno si trova impacciato, è possibile che in alcuni scatti questo impaccio non si percepisca.

Tutto dipende dal fotografo, ma ancor prima che dal fotografo, dipende dal rapporto che si crea con il fotografo, dal grado di confidenza, dall’esperienza del fotografo, dalla perizia di questi di tirare fuori da una scena esattamente il mood che cercava per quella foto o sessione.

E’ sul rapporto, sull’empatia, sulla fiducia fotografo-soggetto che bisogna puntare tutti. Perché è solo grazie ad un rapporto fluido, sciolto, naturale che si riesce a tirare fuori la vera essenza di una foto, di un singolo istante, di una carezza, di un bacio.

Il rapporto che si crea, che impatta cosi fortemente un servizio fotografico, è la base per un servizio riuscito, che si tramanda nel tempo e che si ha piacere di vedere e rivedere; e magari di rivivere.

E’ sul feeling reciproco tra soggetti e fotografo che bisognerebbe investire.

Investire tempo nella ricerca non solo di un fotografo “bravo”, ma di uno con il quale ci si trova a proprio agio, che sappia cogliere le intimità dei soggetti, che magari ne sappia anticipare i pensieri. Magari che non sia petulante!

Investire tempo nella ricerca del fotografo che proponga una sessione fotografica gratuita, un pre-wedding per esempio, che serva a prendere confidenza tra i soggetti, tra soggetti e macchina, tra soggetti e flash, e sopratutto tra soggetti e fotografo.

Investire tempo a scoprire la personalità del fotografo; che dovrebbe essere una persona che mette da parte il “foto-egocentrismo” per dare spazio all’ascolto, allo studio visuale dei soggetti, ma anche allo studio del loro carattere, dei loro modi, delle loro movenze tipiche. E perché no, anche dei loro sogni.

Ho assistito tante volte a sessioni con fotografi che erano troppo “simpatici”, troppo spiritosi oppure troppo “professionali”, troppo distaccati.

Ci vuole una giusta dose di vicinanza ed una giusta dose di distanza; una giusta dose di simpatia ed una giusta dose di professionalità.

Perché solo con le giuste dosi si riesce a creare la ricetta perfetta per un servizio che si può definire davvero riuscito.

E se un servizio è davvero riuscito, non esiste persona poco fotogenica e non esiste imbarazzo.

Esisteranno solo belle fotografie.

Sergio Rapagnà fotografie