L’abito da sposa che esce meglio in foto

Argomento molto delicato! Mi muoverò in punta di piedi visto che molte donne e molti stilisti potrebbero uccidermi per quello che dirò.

Parto col dire che il matrimonio, la sposa, il giorno delle nozze, hanno nell’immaginario collettivo una dimensione ben definita. Perché dico questo? Perché è chiaro che se chiediamo a 100 spose di che colore immaginano l’abito del proprio matrimonio, credo che il 90% ci dirà bianco.

Esistono quindi delle figure, delle immagini che “pre-esistono” già nella nostra testa, nella nostra visione: l’immaginario collettivo.

Un po come chiedere di rappresentare con una foto una città, che ne so, Pisa, oppure Milano, la maggior parte penserà alla torre e al Duomo. Tutto questo è normale.

Un bravo fotografo queste cose le sa (o perlomeno si spera le sappia), e va alla ricerca costante di un linguaggio che si rivolga alle persone che guardano la foto secondo tre modi: tradizionale, innovativo o contrastante. Vuol dire che un fotografo, uno di quelli che lavora per dei clienti, non parlo degli appassionati o degli amatori ovviamente, deve ragionare dal lato del cliente. Significa che il fotografo deve capire ed interpretare le aspettative, i desideri e la personalità del proprio cliente per riuscire a produrre un servizio che sia come il cliente se lo immagina.

Anzi, per la verità, il mio punto di vista è che un fotografo che lavora per le coppie di sposi, debba spostare l’asticella un po’ oltre e cercare di superare le aspettative dei clienti, deve sforzarsi quindi di consegnare un prodotto finito che tenda a farsi ammirare. Il mio obiettivo non è solo di soddisfare il cliente ma di stupirlo!

Perché? Egocentrismo? Marketing? NO!

Un fotografo deve andare oltre la percezione e le aspettative del cliente perché è il suo lavoro, la sua specializzazione; noi lavoriamo con le immagini, pretendiamo di comunicare attraverso esse e quindi siamo coloro che non devono solo portare a casa un servizio, ma devono portare il cliente in un viaggio tra quello che si aspetta e l’inaspettato.

L’interpretazione fotografica è un viaggio nel quale il fotografo è la guida ed il cliente il passeggero.

Ecco quindi che l’abito da sposa diventa un elemento essenziale nelle mani del fotografo per regalare, alla sposa sopratutto, quel sogno sul quale si è soffermata per mesi.

Dal punto di vista fotografico molto dipenderà dalle forme e dalle caratteristiche dell’abito: se questo tenderà a svilupparsi in verticale, se darà spazio alla trama, se avrà un velo oppure se sarà attillato e cadente al corpo. Le varianti sono tante e molte di queste caratteristiche si adattano a seconda della persona che li indossa. Non mi riferisco soltanto alle forme o alle fattezze della sposa, ma anche alla sua personalità.

Mi butto: un abito con il velo ha un fascino fotografico difficile da eguagliare, perché permette ad un fotografo di utilizzarlo per tanti scatti creativi, il velo permette di utilizzare alcuni espedienti compositivi per rendere una foto molto accattivante ed intensa.

Un abito che non avrà un velo dovrà essere invece maggiormente contestualizzato con l’ambiente e con la persona che lo indossa. Diciamo che il velo semplifica le cose a noi fotografi, perché basta poco per tirare fuori scatti interessanti.

Quando mi trovo di fronte ad un abito da sposa senza velo la prima cosa che faccio è pensare a quali possono essere gli elementi che ho nel contesto attorno a me ed a lei che meglio valorizzano la struttura dell’abito. Tra questi, uno degli elementi più immediato è una scalinata. Questo perché la geometria e la ripetitività delle scale crea una continuità che viene spezzata direttamente dal soggetto posizionando subito lo sguardo sull’abito.

Non ci sono distrazioni con una scala, si va dritti al soggetto seguendo un percorso visuale che il fotografo dovrebbe saper scegliere con le regole più basilari della composizione.

A seconda poi della fisionomia del vestito una scalinata può essere ripresa dal fronte/retro, oppure di lato, o anche dall’alto. Anche riprese dal basso in determinate condizioni di luce possono essere interessanti e funzionali allo scopo.

Un abito largo permetterà ad una ripresa frontale o diagonale di essere meglio apprezzato perché occuperebbe maggiormente il fotogramma; sempre a patto di saper inquadrare bene, da fotografi che sanno il fatto loro insomma. In questo tipo di riprese è importante saper gestire l’altezza del punto di ripresa, nel senso che molto può fare nel racconto l’altezza del punto di ripresa rispetto alla sposa.

Un abito stretto invece, magari anche con uno strascico importante, permette di creare delle bellissime immagini con riprese dal retro o in diagonale; questo sia che ci si trovi su una scalinata che sulla navata di una chiesa. Lo strascico permette poi delle riprese dal basso e dall’alto molto interessanti che valorizzano certamente la forma, le dimensioni e la trama. Anche le riprese laterali con uno strascico possono regalare immagini di fortissimo impatto grafico a patto di avere la scala giusta ed il punto di ripresa appropriato.

Ricapitolando quindi un abito può essere ripreso con profitto sempre, ed è sempre merito, o colpa, del fotografo se questo viene o non viene valorizzato; ma è chiaro che con un abito sufficientemente largo, magari con velo e strascico, si riesce ad ottenere facilmente immagini di forte appeal.

Per il mio modo di interpretare il giorno del matrimonio l’abito da sposa che esce meglio in foto è un abito largo, con strascico lungo e con il velo.

Quello che conta di più però in un abito da sposa è sempre la sposa, che deve scegliere il proprio abito secondo il proprio gusto, i propri sogni, le proprie fattezze, ma sopratutto, deve scegliere l’abito con il quale si trova più a proprio agio. Perché essere a proprio agio con l’abito che si indossa è il segreto per avere fotografie naturali che raccontano esattamente il giorno che una donna sogna fin da bambina. E il sorriso, quello è il miglior accessorio che si possa abbinare ad un abito.

Sergio Rapagnà Fotografie